



In Italia, ogni giorno migliaia di infermieri si prendono cura della salute altrui, spesso a scapito della propria. Turni massacranti, carichi fisici e mentali insostenibili, stipendi sotto la media OCSE e un sistema che fatica a riconoscere il valore reale della professione: ecco la realtà quotidiana di chi indossa la divisa. È tempo di dire basta. È tempo di reclamare ciò che è giusto: il riconoscimento della professione infermieristica come usurante e il diritto alla pensione anticipata. Una professione che logora il corpo I Disturbi Muscoloscheletrici (DMS) sono la ferita invisibile di chi lavora in corsia. Muscoli, tendini, legamenti, nervi e dischi intervertebrali vengono messi a dura prova da anni di movimenti ripetitivi, posture scorrette e sovraccarichi fisici. Oltre l’80% degli infermieri dopo pochi anni, soffre di dolori diffusi. Le aree più colpite: colonna lombare, collo, spalle, schiena. Il 90% delle malattie professionali registrate riguarda l’apparato muscolo-scheletrico. Le diagnosi più frequenti? Lombalgia, tendinopatie, epicondiliti, sindrome del tunnel carpale. Non si tratta di eccezioni: è la regola quotidiana. Il peso invisibile del burnout Alla fatica fisica si somma il logorio psicologico. Lo stress cronico porta al burnout: esaurimento emotivo, fisico e cognitivo. Secondo Shirom (2003), il burnout riduce le risorse personali, spegne la motivazione e lascia sul campo professionisti spersonalizzati, stanchi, vulnerabili. A pagarne il prezzo non sono solo gli infermieri, ma anche i pazienti, le relazioni, la sicurezza delle cure. Stipendi indegni, sotto la media OCSE Un infermiere italiano guadagna in media 32.400 euro lordi l’anno, ovvero 7.400 euro in meno rispetto alla media OCSE e rispetto alla media delle professioni intellettuali in Italia In Molise si scende a 26.186 euro. In Campania a 27.534 euro. Eppure la responsabilità quotidiana, la reperibilità continua e l’impatto sulle vite delle persone non hanno prezzo. Un paradosso che pesa e che spinge sempre più professionisti a lasciare. Troppi pazienti, troppo pochi infermieri L’Italia conta solo 6,5 infermieri ogni 1.000 abitanti (contro una media europea di 8,4). In moltissime realtà precipita a 4,79. In corsia, ogni infermiere gestisce in media 8,1 pazienti. Numeri che si traducono in errori, stanchezza, burnout. Non sorprende che il 45% degli infermieri pensi di lasciare il lavoro. I motivi? Stipendi bassi (77,9%) Carriera ferma (65,2%) Carichi insostenibili Infortuni e aggressioni: una realtà ignorata Il 2023 ha registrato oltre 55.000 infortuni nel settore sanitario. Un infortunio su dieci deriva da aggressioni, tre volte in più rispetto ad altri comparti. 2.500 aggressioni contro infermieri e ostetriche (+3% rispetto al 2022). Lesioni più comuni: distorsioni, lussazioni, danni alla colonna vertebrale. Ogni anno si perdono 600.000 giornate di lavoro. Un prezzo altissimo, che lo Stato continua a ignorare. Tutele insufficienti, prevenzione disomogenea Le norme sulla sicurezza si fermano alla superficie. Troppi vuoti, troppe differenze tra regioni e aziende. Manca una visione nazionale che protegga davvero chi garantisce la salute del Paese. È il momento di agire Se questo sistema costruito negli ultimi 30 anni ti sta bene, resta fermo, resta dove sei. L’infermiere, più di ogni altra professione, ha diritto al riconoscimento di lavoro usurante e alla pensione anticipata. Continuare a negarlo è un vero e proprio furto, a cui non bisogna più sottostare. Non è così che si combatte la carenza di personale, trattenendo colleghi anziani e spesso malati. Nexus si impegna a portare questa battaglia in ogni sede politica, ma il nostro grido sarà ascoltato solo se sostenuto da un'onda di adesioni. Ci servono i numeri per mostrare che non siamo una voce isolata, ma la volontà di un'intera categoria stanca di subire. Insieme possiamo cambiare il sistema, nel breve periodo. Ma servono i numeri: senza, saremo solo una voce nel vuoto. Per info contatta: nexsus@infermeiriconnessi.it oppure lascia un messaggio WhatsApp 3343323420
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