










Il ruolo dell’infermiere è stato a lungo percepito come puramente esecutivo, un’estensione della figura medica. Ma questa visione non è più sufficiente. I sistemi sanitari del futuro richiedono professionisti con competenze avanzate, autonomia e specializzazione. Ignorare questa necessità significa perdere un’occasione storica per migliorare la qualità dell’assistenza. Oggi gli infermieri sono relegati a tutor clinici, ricercatori o docenti a contratto, spesso perfino a titolo gratuito: un’assurdità che accade solo in Italia. La ricerca infermieristica, rispetto all’estero, resta limitata: poche pubblicazioni, pochi finanziamenti, pochi dottorati. Questo frena il riconoscimento accademico e l’istituzione di vere cattedre autonome. Lo scarso peso politico della categoria è evidente: si contano sulle dita di una mano i deputati o senatori infermieri. Ancora più grave, non esiste in Italia un sindacato di soli infermieri capace di rappresentare almeno il 51% della categoria, come accade invece in Australia e Regno Unito, Paesi che hanno promosso l’evoluzione infermieristica e ottenuto riconoscimenti concreti. Ordini e sindacati generalisti non hanno spinto con decisione sulla questione universitaria. Intanto assistiamo a un crollo generale: salari fermi, diritti calpestati, condizioni di lavoro sempre più dure, fino ad arrivare a essere bersaglio di continue violenze da parte dell’utenza esasperata. Gli stipendi bassi, i carichi insostenibili e l’assenza di tempo per la vita privata spingono molti giovani a non intraprendere la carriera infermieristica o ad abbandonarla presto. Eppure, una Cattedra autonoma di scienze Infermieristiche cambierebbe il futuro della professione: segnerebbe autorevolezza e prestigio, garantirebbe autonomia scientifica, permetterebbe di sviluppare teorie, modelli assistenziali e linee guida proprie, formerebbe studenti con un approccio realmente infermieristico e non “medicalizzato”. Per gli studenti: una formazione moderna e aderente alla realtà clinica. Per il sistema sanitario: maggiore produzione di evidenze scientifiche, migliori linee guida, più qualità dell’assistenza. Per la professione: riconoscimento sociale, valorizzazione delle competenze, nuove opportunità di carriera accademica. Per i cittadini: più sicurezza, continuità assistenziale e innovazione nelle cure. Nei Paesi dove gli infermieri hanno maggiore autonomia – come Canada, Australia o Regno Unito – i nurse practitioners gestiscono in autonomia diagnosi, terapie e assistenza primaria. Non è un’utopia: è un modello già vincente con stipendi da “capogiro”. In Italia il percorso dell’“infermiere di famiglia e di comunità” rappresenta un passo avanti, ma serve molto di più. Serve un cambiamento culturale, accademico e politico. Serve il coraggio di chiedere di più, di OSARE. La tecnologia, la telemedicina e i nuovi strumenti digitali stanno trasformando la sanità. Noi dobbiamo esserne protagonisti, non spettatori. E non possiamo più permetterci di essere esclusi dai processi decisionali: la nostra prospettiva, radicata nell’esperienza quotidiana con i pazienti, è unica e insostituibile. L’infermieristica italiana non può restare prigioniera di un sistema che ci considera indispensabili solo sul piano pratico, ma marginali su quello decisionale. “La strada è già tracciata: nei Paesi che hanno saputo far evolvere la professione gli infermieri si affidano a sindacati composti solo da infermieri. A noi non resta che seguirne l’esempio e percorrerla con decisione.” Per questo serve un sindacato unico, di soli infermieri, capace di rappresentare davvero la categoria e guidarla verso l’evoluzione: Nexsus – Infermieri Connessi. Con determinazione, nexsus@infermiericonnessi.it oppure WhatsApp o altro 3343323420
La formazione infermieristica universitaria in Italia è relativamente giovane, a differenza di Medicina, Giurisprudenza e Architettura che hanno radici accademiche secolari. Per troppo tempo la nostra è stata considerata una formazione “tecnico-pratica” e non una disciplina autonoma.
I vantaggi concreti secondo gli infermieri di Nexsus
Gabriele – Nexsus, Infermieri Connessi































