

L'immagine dell'infermiere in Italia è spesso quella di un professionista sovraccarico, sottopagato e costretto a "tappare i buchi" di un sistema sanitario con carenze croniche. Questa realtà contrasta nettamente con la situazione dei colleghi nei paesi del Nord Europa, dove la professione infermieristica gode di un riconoscimento e di condizioni lavorative nettamente superiori. Nei paesi scandinavi, in Germania, Olanda e Svizzera, gli infermieri percepiscono stipendi significativamente più elevati rispetto ai loro omologhi italiani. Sebbene il costo della vita in queste nazioni sia mediamente più alto, la retribuzione è proporzionale, garantendo un potere d'acquisto elevato e una qualità della vita decisamente migliore. Non è un caso che l'emigrazione di infermieri da questi paesi sia quasi inesistente. Ricordiamo che la pressione fiscale è molto inferiore e si hanno molti più diritti e benefit. A un salario più cospicuo si aggiungono orari di lavoro più contenuti e una migliore conciliazione tra vita professionale e privata. Questo non solo si traduce in un maggiore benessere per il professionista, ma ha anche un impatto diretto sulla qualità dell'assistenza fornita. Un infermiere riposato e valorizzato è in grado di offrire cure più attente, precise ed efficaci. Nei paesi del Nord Europa, l'infermiere è una figura centrale e altamente qualificata del team sanitario, con un elevato grado di autonomia. La formazione continua è incoraggiata e spesso finanziata (compresi i master), permettendo agli infermieri di mantenersi aggiornati sulle ultime pratiche e tecnologie. In Italia, purtroppo, la situazione è ben diversa. Gli infermieri sono spesso costretti a ricoprire ruoli che vanno oltre le loro specifiche competenze, compensando la carenza di personale medico o di supporto. Questa logica del "tappabuchi" porta a un sovraccarico di lavoro, a una minore possibilità di specializzazione e a un progressivo demansionamento. Il risultato è un deterioramento della qualità dell'assistenza, con ripercussioni negative sulla sicurezza dei pazienti e sulla soddisfazione professionale. Un altro aspetto cruciale riguarda il carico fiscale. Nei paesi del Nord Europa, le tasse sugli stipendi degli infermieri, pur essendo in linea con la tassazione generale, non incidono in modo sproporzionato sul potere d'acquisto, garantendo che il salario netto rimanga competitivo e attraente. In Italia, invece, l'elevata tassazione, unita a stipendi già inferiori, rende la professione meno appetibile e favorisce la fuga di cervelli verso l'estero. È evidente che l'Italia ha molto da imparare dai modelli del Nord Europa in termini di valorizzazione della professione infermieristica. Investire in retribuzioni adeguate, orari di lavoro sostenibili, formazione continua e un riconoscimento professionale di alto livello non è solo un atto dovuto verso questi professionisti, ma rappresenta un investimento strategico nella qualità del sistema sanitario nazionale e nel benessere dei cittadini. Fino a quando la logica del "tappabuchi" prevarrà , il divario continuerà a crescere, con gravi conseguenze per l'assistenza sanitaria nel nostro paese. Sono decenni che noi infermieri, bloccati in un comparto che non ci rappresenta, aspettiamo miglioramenti. Ma tutto continua a peggiorare. Basterebbero solo 10.000 infermieri per dimostrare ai sindacati di tutta Europa come si muove davvero la categoria in Italia. Nexsus è uno strumento: sta a voi usarlo, oppure lasciarlo arrugginire. Non parliamo solo dei colleghi del pubblico: anche chi lavora nel privato merita un contratto unico nazionale e condizioni di lavoro dignitose, come avviene nei Paesi civili e avanzati. Clicca qui e iscriviti a Nexsus! Diventa un infermiere connesso
L’unica strada reale per evolvere è unirci tutti in un solo sindacato di soli infermieri: Nexsus.
Ci basterebbero 10.000 colleghi organizzati per iniziare proteste continue, senza sosta, e costringere la politica a parlare solo di noi.
Vogliamo lanciare questa sfida: se entro il 1° settembre Nexsus raggiungerà quasi 10.000 iscritti, il 1° ottobre daremo il via alla prima di tante manifestazioni, scioperi, proteste.
Ma servono i numeri. Senza di voi saremo solo una voce nel nulla.
Un pensiero va anche agli infermieri militari, che ci scrivono in tanti raccontandoci difficoltà e ingiustizie. Anche se non possiamo farci sentire direttamente dentro l’esercito o la polizia, siamo con voi. E porteremo le vostre segnalazioni in Parlamento.


















