







La bozza della Legge di Bilancio 2026 promette un nuovo slancio per la sanità: più risorse al Fondo Sanitario Nazionale, aumenti in busta paga, assunzioni, e qualche sgravio fiscale. Ma la domanda vera, quella che ogni infermiere si pone davanti alla propria busta paga, è semplice: Nexsus, il sindacato nato e dedicato solo agli infermieri, ha analizzato i numeri, senza filtri né slogan. Ecco la verità, nuda e cruda. Aumenti in busta paga: stanziati circa 338 milioni di euro per medici, infermieri e altre professioni sanitarie. Incrementi medi: +1.630 euro lordi annui per gli infermieri, fino a +3.000 euro lordi per i medici. Assunzioni: si parla di 6.000–6.500 nuovi infermieri nel 2026, nell’ambito di un piano triennale da 20.000 posti. Fondo Sanitario Nazionale: previsto un aumento di 6,3 miliardi di euro rispetto al 2025 (in Germania oltre 135 miliardi di aumento). Taglio IRPEF: riduzione della seconda aliquota dal 35% al 33% per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro. (Io infermiere non supero i 26.800 euro). I numeri lordi fanno effetto sulla carta, ma alla fine, quando le trattenute fanno il loro corso, l’aumento reale sarà tra 60 e 100 euro netti al mese. Parliamo di 6.000 nuovi infermieri, quando in Italia ne mancano oltre 80.000. Servono la stessa volontà e il coraggio che la politica mostra quando trova miliardi per le armi: questa volta servono per difendere la sanità, non per distruggerla. No, non da sola. Scarto retributivo – Anche con questi aumenti, restiamo lontani anni luce dagli stipendi medi europei. Condizioni di lavoro – Turni massacranti, organici ridotti, nessuna progressione di carriera, vincoli ovunque. Nessun aumento può compensare lo stress cronico. Attuazione lenta e diseguale – I fondi sulla carta spesso si perdono nella burocrazia regionale o si distribuiscono “a pioggia”, senza criterio e senza premiare il merito. Non promesse. Ma giustizia. Quello che in Italia definiamo utopia, all'estero è realtà Contratto unico nazionale (pubblico e privato) e revisione retributiva strutturale. Basta discriminazioni. Indennità di esclusività e libera professione senza vincoli. Assunzioni rapide e stop ai vincoli regionali che bloccano la mobilità. Politiche di retention: formazione, carriera, buoni pasto, congedi, esami gratuiti, agevolazioni per affitti e bollette. Trasparenza assoluta: ogni euro destinato agli infermieri deve arrivare agli infermieri. Contrattazione separata, fuori dal comparto, con fondi dedicati solo alla categoria. Riconoscimento dell’usura professionale e pensione anticipata di 5 anni, con incentivi per chi sceglie di restare. Libertà di movimento: stop ai nulla osta e ai blocchi. Sostegno agli studenti infermieri: affitti, mense, parcheggi, utenze e compensi per i tirocini. Stipendi in linea con la media OCSE: almeno 2.600 euro netti al mese, o 40.000 euro l’anno. Solo così potremo rendere di nuovo attrattiva la professione, riportare in Italia i 50.000 colleghi fuggiti all’estero e riaccendere la speranza nei giovani che oggi scelgono tutto, tranne Scienze Infermieristiche. L’infermiere è colui che resta. Solo un sindacato esclusivo di infermieri, libero da logiche politiche, può avere la forza di cambiare davvero le cose. Vieni su www.infermiericonnessi.it Info: WhatsApp 3343323420 nexsus@infermiericonnessi,it
A leggerla così, sembra finalmente arrivare una ventata d’ossigeno per chi ogni giorno sorregge il Servizio Sanitario con fatica e dedizione.
quanto di tutto questo finirà davvero nelle nostre tasche?
E soprattutto: basterà a fermare la fuga di chi, stremato e deluso, prepara la valigia per l’estero?Cosa prevede davvero la bozza (che dovrà essere approvata entro il 31 dicembre 2025):
Quanto arriva nelle TUE tasche, davvero?
Un piccolo aiuto, certo, ma non abbastanza per compensare anni di immobilismo.
Il taglio IRPEF? Un vantaggio quasi simbolico: vale solo per chi supera i 28.000 euro l’anno e incide per poche decine di euro. Tra Dazi, inflazione, speculazioni e guerre, ci aspetta un inverno di aumenti.Assunzioni: passo avanti, ma ancora troppo piccolo
È un po’ come versare un bicchiere d’acqua in un deserto.
E mentre noi contiamo le forze residue, Francia e Germania preparano piani di reclutamento di massa per accogliere il nostro personale formato e qualificato.
Se non cambia il vento politico, rischiamo di restare senza energie, senza colleghi e senza futuro.Basterà tutto questo a fermare la fuga di personale?
Per tre motivi chiari e dolorosi:
Cosa chiedono gli infermieri di Nexsus
Perché senza infermieri, la sanità si ferma
In pace, in pandemia, in guerra.
È la mano che cura, che consola, che veglia.
Ma nessuna mano può restare ferma sul letto di un paziente se chi la muove non riesce più a pagare l’affitto o a reggere il peso di turni infiniti.Nexsus invita ogni collega a unirsi a noi
Con il 51% dei consensi, gli infermieri potrebbero finalmente determinare la propria storia, diventare una forza capace di influenzare anche la politica nazionale e regionale.
Ed è forse proprio questo che qualcuno teme: un’infermieristica unita, consapevole e forte.

































































