


Alla cortese attenzione di • Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen • Presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola • Presidente del Consiglio Europeo António Costa • Commissario Europeo per la Salute e la Sicurezza Alimentare Olivér Várhelyi • Commissario Europeo per l’Economia Valdis Dombrovskis • Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza Kaja Kallas Oggetto: Denuncia delle condizioni economiche e lavorative degli infermieri italiani – Proposta per rendere la professione attrattiva Egregi Presidenti, Commissari, Alte Autorità dell’Unione Europea, con la presente, il movimento e associazione sindacale Nexsus – Infermieri Connessi, nato dal basso e composto esclusivamente da infermieri, intende denunciare le condizioni insostenibili in cui versa la professione infermieristica in Italia. Gli infermieri italiani vivono quotidianamente situazioni che minano la loro dignità professionale e personale: turni massacranti con riposi e ferie negati o non retribuiti nemmeno dopo le dimissioni da alcune aziende, vincoli di esclusività non compensati economicamente che impediscono una doppia attività lavorativa, mobilità bloccate, assenza di riconoscimento della professione come usurante. A ciò si aggiunge la realtà di stipendi tra i più bassi d’Europa, che spingono le famiglie a indebitarsi e i giovani a emigrare o a rinunciare del tutto alla professione. Durante la pandemia di Covid-19 il mondo intero ha compreso che senza infermieri non esiste sistema sanitario, non esiste prevenzione e non esiste resilienza sociale. Oggi, a pochi anni di distanza, quella memoria sembra svanita. Secondo l’OMS, entro il 2030 mancheranno in Europa quasi un milione di professionisti sanitari, soprattutto infermieri. L’Italia si trova al centro di questa crisi: da un lato forma personale qualificato che emigra in massa, dall’altro accoglie infermieri stranieri spesso costretti a condizioni precarie. Un modello insostenibile, che mina la coesione sociale europea. Mentre altri Paesi investono nella resilienza sanitaria, l’Italia prosegue con misure frammentarie e insufficienti, da decenni. La Francia ha già fissato al marzo 2026 l’obiettivo di attrezzare gli ospedali civili per accogliere 15.000 soldati feriti, con picchi di 250 nuovi ricoveri al giorno. La Germania ha stanziato 130 miliardi di euro per rafforzare la sanità pubblica. L’Italia, invece, continua a perdere infermieri: molti lasciano il pubblico per l’estero o abbandonano del tutto la professione. La carenza infermieristica è drammatica: entro il 2035 circa 78.000 infermieri italiani andranno in pensione, con il rischio che vengano sostituiti da figure ibride prive di adeguata formazione, aumentando pericoli e costi invece di ridurli. Tra il 2010 e il 2019 in Italia sono stati chiusi 173 ospedali (15% del totale) e altri 118 rischiano di chiudere entro il 2030, aggravando la crisi. Un fatto è innegabile: senza infermieri, nessun piano di difesa o resilienza è credibile. Chi curerà i feriti in caso di conflitto o catastrofe? Personale improvvisato? Ciò significherebbe condannare migliaia di persone a morti evitabili. La difesa non è fatta solo di carri armati e droni, ma anche di letti d’ospedale, mani esperte e professionisti capaci di salvare vite. Gli studi scientifici dimostrano chiaramente l’impatto degli infermieri sulla salute pubblica: Lo studio Allepre dell’AOU di Parma ha documentato un -30% di recidive da infarto grazie all’assistenza infermieristica personalizzata. La ricerca pubblicata su The Lancet conferma che ogni paziente aggiunto a un infermiere aumenta del 23% il rischio di burnout e del 7% la mortalità del paziente. In California, un rapporto ottimale di 1 infermiere ogni 5 pazienti ha ridotto infezioni, mortalità e costi. In Italia, invece, in alcuni reparti si arriva a 1 infermiere ogni 30 pazienti, con 450-700.000 infezioni ospedaliere l’anno. Il Report Gallup 2024 mostra che solo l’8% dei lavoratori italiani si sente coinvolto nel proprio lavoro, un dato tra i peggiori al mondo, con livelli record di stress, rabbia e tristezza. Gli infermieri ne sono tra le principali vittime, esposti a rischi fisici, psicologici ed economici. È paradossale che, mentre l’Europa discute di 800 miliardi destinati alla difesa, non si consideri che la vera difesa di un popolo passa dalla salute. Per questo chiediamo che venga previsto un capitolo dedicato esclusivamente agli infermieri, con fondi strutturali e vincolati al rafforzamento della categoria. Non si tratta di beneficenza, ma di logica strategica: più infermieri significa meno infezioni ospedaliere, meno morti, meno spesa sanitaria, meno antibiotico-resistenza. È un investimento che migliora la qualità della vita dei cittadini, riduce i costi e ha persino un impatto ambientale positivo. Ciò che in Europa è ormai normalità , in Italia viene considerato un’utopia. Gli infermieri italiani hanno bisogno di obiettivi chiari e concreti: Stipendi in linea con la media OCSE (almeno 2.600 € netti/mese, +1.000 € rispetto agli attuali). Contratto unico nazionale dedicato agli infermieri, separato dal comparto. Riconoscimento della professione come usurante, con pensione anticipata. Fine del vincolo di esclusività , o indennità pari a quella dei medici. Rapporto paziente/infermiere stabilito per legge, come in altri Paesi europei. Valorizzazione accademica con cattedre di Scienze Infermieristiche. Sostegno agli studenti e incentivi per attrarre nuove generazioni. Buoni pasto, agevolazioni, trasporti e check-up gratuiti per tutelare la salute degli operatori. Rispetto del diritto allo sciopero, oggi annullato dalla precettazione. Gli infermieri italiani non chiedono privilegi, ma rispetto e giustizia. Non siamo un costo, ma un investimento: più infermieri significano meno infezioni, meno morti, meno spesa sanitaria, più resilienza sociale. Confidiamo che Parlamento, Commissione e Consiglio Europeo si facciano promotori di un piano straordinario per gli infermieri, al pari degli investimenti militari, perché senza infermieri non esiste futuro per l’Europa. Con rispetto e determinazione, La Segreteria Nazionale di Nexsus – Infermieri Connessi Contatti: 3282895529 segretariogenerale@infermiericonnessi.it info@infermiericonnessi.it WhatsApp/Telegram/Social 3343323420
Nexsus – Infermieri Connessi - Associazione sindacale SOLO INFERMIERI






































































