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Da orgoglio nazionale a disastro regionale: la lenta agonia degli infermieri

2025-12-13 10:25

Gabriele

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Da orgoglio nazionale a disastro regionale: la lenta agonia degli infermieri

Il fallimento del federalismo. Dividi e impera...

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Quando l’Italia aveva il secondo miglior Servizio Sanitario del mondo

C’è stato un tempo in cui l’Italia era un modello di sanità pubblica.
Un tempo in cui il nostro Servizio Sanitario Nazionale — nato nel 1978 con la Legge 833 — veniva considerato il secondo migliore al mondo.
Un tempo in cui curarsi non dipendeva dal codice di avviamento postale, ma era un diritto reale, garantito dallo Stato.

Quel tempo era quello di una sanità centralizzata, efficiente, con una sola grande amministrazione, pochi dirigenti, tanti infermieri e un principio sacro: un cittadino, una sanità, un diritto.

Poi arrivò il federalismo sanitario, la decentralizzazione, il crollo.
Un’idea nata, forse, con buone intenzioni, avvicinare la sanità ai territori, ma che in pochi anni ha distrutto l’equità del sistema e moltiplicato la burocrazia.

Oggi, abbiamo ventuno sistemi sanitari diversi, ventuno bilanci, ventuno apparati dirigenziali.
E meno infermieri di prima. Sempre meno.

Mentre aumentano le poltrone, diminuiscono le mani.
Quelle mani che curano, confortano, ascoltano.
Quelle mani che appartengono agli infermieri, gli ultimi a mollare, i primi a essere colpiti quando si decide di “risparmiare”.

Il crollo viene osservato anche nella migrazione sanitaria

Secondo il Dipartimento di Epidemiologia medica dell’Istituto Mario Negri, nel 2020 oltre 516.000 pazienti italiani si sono ricoverati in una regione diversa da quella di residenza.
Un dato che racconta, da solo, il fallimento del federalismo.

Molise, Basilicata, Calabria e Abruzzo sono le regioni con la fuga più alta, per un totale di 86.787 ricoveri fuori regione — il 16,8% del totale nazionale.
Chi vive al Sud è costretto a spostarsi per curarsi il 50% in più rispetto a chi vive al Centro e il 70% in più rispetto al Nord.

E non si tratta solo di numeri.
Dietro ogni cifra c’è una storia di dolore, spese, viaggi, famiglie divise.
C’è un’Italia che paga due volte: per il reparto vuoto sotto casa e per quello affollato a centinaia di chilometri di distanza.

Un diritto che si sgretola. Nel 2024, quasi un italiano su dieci ha rinunciato a curarsi (Istat).
Parliamo di 5,8 milioni di persone, un milione e trecentomila in più rispetto al 2023.

Le liste d’attesa sono infinite, e chi può paga.
Pagano anche coloro che non potrebbero, impoverendosi pur di ottenere una TAC in tempi umani.
Il 21,8% della spesa sanitaria è ormai a carico delle famiglie, e oltre 600.000 nuclei sono precipitati in difficoltà economiche a causa delle spese mediche.

Il risultato?
Un Servizio Sanitario Nazionale che non è più “nazionale” e che, lentamente, si sta trasformando in un servizio a pagamento, per chi può permetterselo.

Burocrazia e sprechi: più dirigenti che infermieri

Negli anni ’80 bastava un’unica amministrazione per gestire tutto il Paese.
Oggi, migliaia di amministrazioni regionali e aziendali bruciano miliardi di euro in stipendi dirigenziali, consulenze e premi di produttività.

Premi che non riflettono la realtà: perché la qualità del servizio è crollata e gli infermieri sono allo stremo.

Cambio compensativo negato, ferie bloccate, turni massacranti, stipendi fermi dal 1990.
Eppure, nonostante tutto, gli infermieri restano.
Restano per i pazienti, non per il sistema.

Sono loro il cuore pulsante del SSN, ma vengono trattati come numeri da tagliare.

Una sanità per pochi e stipendi da fame

Negli Stati Uniti un infermiere guadagna tra i 60.000 e i 95.000 dollari l’anno.
In Italia, tra i 25.000 e i 28.000 euro.

E allora viene da chiedersi:
stanno forse distruggendo la sanità pubblica per far spazio agli amici della sanità privata?
Vogliono davvero un sistema “americano” con stipendi italiani?

È tempo di fare un passo indietro, per andare avanti

Il federalismo sanitario ha fallito su ogni fronte.
Ha creato disuguaglianze, impoverito le famiglie, logorato i professionisti.

È ora di riaccentrarla, la sanità.
Di ridurre gli sprechi, di tagliare la burocrazia, di ridare dignità ai professionisti.

Un sistema sanitario centralizzato garantirebbe uniformità, rapidità di risposta e uguaglianza.
Meno capitani, più timonieri.
Meno dirigenti, più infermieri.
Più cura, meno carta.

Gli infermieri devono unirsi

Nessun cambiamento avverrà dall’alto. Noi siamo tempesta, ma solo se ci uniamo.
L’unica speranza per salvare il Servizio Sanitario Nazionale nasce dal basso, da chi lo sostiene ogni giorno. Uniti potremo influenzare e guidare le scelte politiche.

Per questo nasce Nexsus, il sindacato esclusivo degli infermieri.
Un sindacato diverso, fatto di infermieri per gli infermieri, dove le decisioni vengono prese dagli iscritti e non imposte dai vertici.

Perché se non ci uniamo, continueranno a parlare di noi senza conoscerci.
Ma se ci connettiamo, come le api, come le formiche, come una rete viva — possiamo cambiare il destino della nostra professione e del Paese intero.

Un appello ai colleghi infermieri:

Non possiamo più restare a guardare.
Non possiamo lasciare che il nostro SSN diventi un ricordo.
Unisciti a Nexsus, associazione sindacale esclusiva per infermieri...

Solo insieme possiamo restituire dignità alla sanità e a chi la fa vivere ogni giorno: gli infermieri. 

Iscriviti ora e diventa un infermiere connesso (clicca qui)

Associazione sindacale Nexsus
Per tornare a essere un Paese che cura davvero.

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