Nexsus - Infermieri Connessi Associazione sindacale esclusiva per infermieri.
L’8 giugno, dalle ore 10:30, Nexsus Infermieri Connessi sarà in Piazza Capranica, a Roma, per una protesta nazionale degli infermieri.
Non sarà una semplice protesta, sarà un grido di dignità.
Saremo in piazza per dire basta a un sistema che da anni consuma gli infermieri, li sottopaga, li divide, li spinge ad andare via dall’Italia e poi pretende di sostituirli con soluzioni improvvisate, deboli o pericolose.
Saremo in piazza per dire no all’arruolamento di infermieri dai Paesi più poveri del mondo, mentre decine di migliaia di infermieri formati in Italia sono costretti a lavorare all’estero e ogni anno altri colleghi continuano a lasciare il nostro Paese.
Questa non è programmazione.
Questa è resa.
Non si salva la sanità impoverendo altri sistemi sanitari più fragili.
Non si salva il Servizio Sanitario Nazionale svuotando le corsie italiane e andando a cercare personale dove la povertà diventa leva di reclutamento.
La vera domanda è un’altra:
perché gli infermieri italiani scappano?
E soprattutto:
perché lo Stato non fa nulla per trattenerli?
Saremo in piazza anche per dire no a figure di dubbia utilità, che non possono e non devono sostituire l’infermiere.
L’assistente infermiere non può diventare la risposta politica alla carenza infermieristica.
Il problema non si risolve creando figure intermedie, confuse, sottopagate e utilizzate come toppa organizzativa.
L’infermiere è un professionista sanitario formato all’università, un professionista intellettuale responsabile dell’assistenza, della valutazione dei bisogni, della prevenzione, della presa in carico, della sicurezza delle cure, dell’educazione sanitaria, della continuità assistenziale.
Non siamo manodopera generica.
Non siamo esecutori silenziosi.
Non siamo numeri da coprire in turno.
Senza infermieri gli ospedali chiudono.
Senza infermieri i reparti chiudono.
Senza infermieri il 118 si ferma.
Senza infermieri le sale operatorie rallentano o si bloccano.
Senza infermieri l’assistenza territoriale resta uno slogan.
Senza infermieri aumentano i rischi, le infezioni, gli eventi avversi, le complicanze, le morti evitabili.
Chi pensa di sostituire l’infermiere non ha capito cosa sia l’infermieristica.
Oppure lo ha capito benissimo, ma preferisce risparmiare sulla pelle dei professionisti e dei cittadini.
No alla medico-centralità: l’infermiere non è da meno
Saremo in piazza per dire basta alla cultura della medico-centralità.
La sanità non è fatta da una sola professione.
La sanità è una squadra.
L’infermiere non è inferiore a nessuno.
Non è “meno” del medico.
Non è una figura ancillare.
Non è un professionista di serie B.
L’infermiere fa assistenza, governa processi, intercetta bisogni, previene complicanze, garantisce continuità, protegge il paziente nelle ore più fragili, nelle notti, nelle emergenze, nei reparti pieni, nei territori abbandonati.
È ora di dirlo senza paura: noi non siamo inferiori a nessuno.
Ed è ora di urlarlo a squarciagola.
Vogliamo stipendi in linea con la media OCSE
Saremo in piazza per chiedere stipendi veri, dignitosi, adeguati al costo della vita e alla responsabilità della professione.
Quello che in Italia viene chiamato utopia, all’estero è già normalità.
Gli infermieri europei lavorano spesso con stipendi che nemmeno ci sogniamo, contratti più equi, mobilità più libera, benefit concreti e maggiore riconoscimento sociale.
Noi invece siamo fermi a un sistema che ci schiaccia, ci divide e ci costringe a elemosinare diritti fondamentali.
Non siamo meno preparati.
Non siamo meno responsabili.
Non siamo meno importanti.
Anzi, spesso lavoriamo con carichi più pesanti, organici ridotti, pressioni continue e responsabilità enormi.
Per questo Nexsus chiede con forza uno stipendio in linea con la media OCSE, con un obiettivo chiaro:
circa 2.600 euro netti mensili per gli infermieri, pubblici e privati.
Non è un privilegio.
È dignità professionale.
Basta diritti negati
Saremo in piazza per denunciare tutti i diritti che ogni giorno vengono negati o resi difficili.
Le 150 ore di studio che spesso diventano un miraggio.
Le mobilità negate o bloccate da nullaosta che imprigionano le vite.
I salti di ferie e riposi trattati come normalità.
La pressione lavorativa sempre più alta.
La carenza di personale di supporto che ricade sugli infermieri.
Le indennità ridicole.
I carichi assistenziali insostenibili.
La continua richiesta di sacrifici senza alcun riconoscimento reale.
Il costo della vita è alle stelle.
Il potere d’acquisto è crollato.
Le bollette, gli affitti, i mutui, i trasporti, la spesa quotidiana aumentano.
E gli infermieri?
Sempre lì, a reggere tutto.
Sempre più stanchi.
Sempre meno ascoltati.
Per il pubblico, per il privato, per i liberi professionisti
La piazza dell’8 giugno non sarà solo per gli infermieri del Servizio Sanitario Nazionale.
Sarà anche per gli infermieri della sanità privata, che non devono più essere trattati come professionisti di serie B.
Chi lavora nel privato merita diritti, tutele, stipendi e dignità.
Serve un contratto unico nazionale di base per gli infermieri, pubblico e privato, capace di garantire una soglia dignitosa comune, lasciando poi alle aziende più virtuose la possibilità di offrire condizioni migliorative, benefit e incentivi aggiuntivi.
Serve una competizione al rialzo per accaparrarsi gli infermieri.
Non una gara al ribasso sulla nostra pelle.
Saremo in piazza anche per gli infermieri liberi professionisti.
Professionisti che possono aiutare il sistema, alleggerire la pressione sul SSN, offrire prestazioni sul territorio e risposte più rapide ai cittadini.
Ma per farlo davvero servono regole più giuste, fiscalità più sostenibile e strumenti che permettano anche tariffe agevolate per le persone più fragili.
Saremo in piazza per i nostri studenti.
Ragazze e ragazzi che cambiano città, regione, vita.
Che affrontano tre anni di sacrifici, tirocini, studio, spese, rinunce.
E poi cosa trovano?
Una professione che pretende moltissimo e concede pochissimo.
Una professione che chiede responsabilità enormi ma offre stipendi insufficienti.
Una professione che rischia di trasformare la vocazione in povertà.
Se non sosteniamo gli studenti infermieri oggi, domani non avremo più infermieri.
Servono agevolazioni vere, sostegni economici, borse di studio, alloggi, trasporti, riconoscimento del tirocinio e una prospettiva professionale dignitosa.
Un pensiero anche agli infermieri militari e delle Forze dell’Ordine
Nexsus vuole rivolgere un pensiero anche agli infermieri militari e agli infermieri delle Forze dell’Ordine.
Spesso ci scrivono.
Spesso raccontano problemi, disagi, limiti normativi e difficoltà che non sempre possiamo affrontare direttamente sul piano sindacale.
Ma esistono. Sono infermieri anche loro. E meritano ascolto.
Perché nessun infermiere deve sentirsi invisibile.
Nexsus nasce per cambiare lo schema
La differenza tra noi e molti Paesi esteri è anche nella rappresentanza.
All’estero gli infermieri spesso sono rappresentati da organizzazioni forti, dedicate, costruite attorno alla professione infermieristica.
In Italia siamo dispersi in una frammentazione che ci ha indeboliti.
Troppe sigle, troppi interessi, troppe categorie mescolate nello stesso contenitore.
Il risultato lo vediamo ogni mese in busta paga.
Lo vediamo nei turni.
Lo vediamo nei reparti.
Lo vediamo nella fuga all’estero.
Lo vediamo nella rinuncia degli studenti.
Lo vedono i cittadini, quando aspettano cure che il sistema non riesce più a garantire.
Nexsus Infermieri Connessi nasce per ribaltare questo schema.
Una struttura a piramide inversa: decidono gli iscritti, non pochi dirigenti chiusi nelle stanze. Trasparenza totale.
Nessuna trattativa in segreto.
Nessuna firma alle spalle degli infermieri.
Le nostre richieste
Nexsus scende in piazza per chiedere:
Contratto unico nazionale per gli infermieri pubblici e privati, con base dignitosa e possibilità di miglioramenti nelle aziende virtuose.
Detassazione per i liberi professionisti, per quelli che hanno avuto il coraggio di mettersi in proprio.
Stipendi in linea con la media OCSE, con l’obiettivo di circa 2.600 euro netti mensili.
Contrattazione separata per gli infermieri, fuori dal calderone indistinto del comparto.
Eliminazione del vincolo di esclusività, oppure indennità adeguata, come già avviene per altre categorie professionali.
Riconoscimento della professione infermieristica come usurante, con possibilità di pensione anticipata.
Revisione completa delle indennità, oggi troppo basse e scollegate dalla realtà del lavoro.
Mobilità libera, senza nullaosta che bloccano carriere e famiglie.
Valorizzazione economica dei titoli, delle competenze e delle specializzazioni.
Cattedra di Scienze Infermieristiche, per far crescere davvero la professione anche nell’università.
Benefit concreti, come agevolazioni su trasporti, utenze, buoni pasto reali e check-up periodici.
Tutele per gli studenti infermieri, perché senza studenti non c’è futuro.
Stop alla precettazione sistematica negli scioperi, che svuota il diritto alla protesta.
L’8 giugno non restare a guardare
Ogni giorno che passa perdiamo colleghi.
Perdiamo studenti.
Perdiamo motivazione.
Perdiamo salute.
Perdiamo potere d’acquisto.
Perdiamo pezzi di Servizio Sanitario Nazionale.
E i cittadini perdono sicurezza, accesso alle cure e qualità dell’assistenza.
Per questo l’8 giugno dobbiamo esserci.
Non per lamentarci.
Ma per alzare la testa.
Non per chiedere favori.
Ma per pretendere rispetto.
Non per difendere una categoria chiusa in se stessa.
Ma per salvare la sanità, pubblica e privata, e proteggere i cittadini.
Tutti a Roma
8 giugno, ore 10:30
Piazza Capranica, Roma
Infermieri in protesta.
Per il SSN.
Per la sanità privata.
Per i liberi professionisti.
Per gli studenti.
Per i cittadini.
Per la dignità di chi cura.
L’unione è l’unica arma che abbiamo.
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Email: nexsus@infermiericonnessi.it
Perché quello che all’estero è normalità, per noi deve diventare realtà.







