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15 dicembre, Regione Lombardia: Nexsus porta la voce degli infermieri

2025-12-13 19:40

Gabriele

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15 dicembre, Regione Lombardia: Nexsus porta la voce degli infermieri

15 dicembre davanti al palazzo della Regione...

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Lunedì 15 dicembre, una delegazione di Nexsus, guidata da Mirko Marzullo, referente per la Campania, sarà in Regione Lombardia per dire no alle soluzioni tampone e sì alle riforme strutturali: basta reclutamento selvaggio dall’estero, servono condizioni dignitose per trattenere e richiamare gli infermieri italiani dall'estero. Un documento con proposte concrete verrà consegnato alle istituzioni per garantire stabilità e sicurezza al Servizio Sanitario Nazionale.

La crisi esplosa al San Raffaele rappresenta solo la punta dell’iceberg di un sistema sanitario che da decenni snobba il suo pilastro principale: l’infermiere. A differenza di quanto avviene nei Paesi più avanzati e virtuosi, in Italia la sanità continua a ruotare attorno a una visione medico-centrica che ignora le evidenze scientifiche e organizzative.

Un tempo l’Italia era un modello: sistema centralizzato, pochi dirigenti e molti infermieri ben retribuiti, invidiato nel mondo. Oggi il regionalismo ha prodotto disuguaglianze territoriali, cittadini di serie A e B, liste d’attesa infinite, mobilità bloccata per il personale sanitario e aziende che spesso si pongono al di sopra della normativa.

A differenza di altre amministrazioni pubbliche (polizia, carabinieri, vigili del fuoco), dove la mobilità è garantita, nella sanità gli infermieri restano vincolati alle aziende. Nexsus, sindacato esclusivo per infermieri, riceve quotidianamente segnalazioni da tutta Italia: screenshot, fotografie, registrazioni audio e video che documentano pratiche che, invece di tutelare i professionisti, li spingono ad andarsene.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: 50.000 infermieri fuggiti in 20 anni e oltre 400 ospedali chiusi.

Dagli errori non si impara

Dopo lo scandalo del San Raffaele, la risposta proposta è l’arrivo di infermieri dall’Uzbekistan. Una scelta che Nexsus contesta con forza.:

  • cosa serve per farli restare;

  • cosa serve per richiamare i 50.000 emigrati;

  • come rendere la professione attrattiva e sostenibile.

Il documento sarà reso pubblico in formato PDF sul gruppo “Infermieri Fuori dal Comparto”, dopo l’invio via PEC e la consegna a mano alle istituzioni regionali. Un mese fa Nexsus ha già inviato un documento analogo al Governo.

Gli infermieri sono strategici in tempo di pace e di crisi (guerre, pandemie, epidemie). Le evidenze scientifiche sono chiare:

  • più infermieri = meno infezioni, meno complicanze, meno antibiotici, minori costi;

  • The Lancet: +1 paziente per infermiere = +7% mortalità e +23% burnout;

  • Modello California (1:5): meno morti, meno infezioni, più risparmi;

  • in Italia si arriva a rapporti 1:25–1:30, con 450.000–700.000 infezioni ospedaliere l’anno.

Eppure, persiste una disparità storica non più sostenibile.

Il nodo dell’esclusività: una discriminazione da rimuovere subito

  • Ai medici dirigenti è riconosciuta un’indennità di esclusività.

  • Agli infermieri è imposto un vincolo di esclusività/incompatibilità senza compensazione economica.

Questa situazione viola il principio costituzionale di parità (art. 3) e rappresenta una delle principali cause di abbandono del SSN.

Le richieste concrete di Nexsus:

  1. Eliminazione permanente del vincolo di esclusività per gli infermieri del SSN, consentendo la libera professione fuori dall’orario di lavoro; oppure

  2. Indennità di esclusività pari ad almeno 5.000 euro annui, su 13 mensilità, pienamente previdenziali;

  3. Applicazione uniforme nazionale, per evitare disparità regionali;

  4. Apertura di un tavolo tecnico-politico con Governo, Regioni, MEF e Ministero della Salute con gli infermieri di Nexsus

I Dati nazionali parlano chiaro: un fallimento strutturale:

  • Decessi evitabili: 19,2 ogni 10.000 abitanti.

  • 13,1 miliardi sottratti al SSN in tre anni.

  • 41,3 miliardi di spesa sanitaria privata.

  • 1 cittadino su 10 rinuncia a curarsi.

  • 300.000 denunce per malasanità nel 2023.

Entro il 2035 andranno in pensione 78.000 infermieri. Senza un cambio di rotta, il SSN non è sostenibile.

Nexsus indica riforme strutturali non più rinviabili, necessarie per garantire sicurezza ai cittadini, dignità ai professionisti e tenuta del sistema sanitario nel lungo periodo. Non interventi tampone, ma scelte di visione.

  • Stipendi in linea con la media OCSE, per fermare l’emorragia di professionisti e rendere la professione nuovamente attrattiva.

  • Contratto unico nazionale per gli infermieri: uno strumento indispensabile per eliminare le discriminazioni oggi esistenti. L’infermiere del pubblico, del privato, della libera professione è lo stesso professionista, con la stessa formazione, le stesse responsabilità e lo stesso valore. Non è più accettabile che venga trattato in modo diverso a seconda del datore di lavoro o del regime contrattuale. Siamo tutti infermieri, uguali nei doveri e nel sapere, e dobbiamo esserlo anche nei diritti.

  • Riconoscimento della professione come usurante, alla luce dei carichi fisici, emotivi e di responsabilità documentati da anni di evidenze.

  • Rapporto infermiere/paziente regolato per legge (1:4–1:5), come standard minimo di sicurezza clinica e organizzativa.

  • Cattedre universitarie e percorsi accademici infermieristici, per sviluppare ricerca, autonomia e competenze avanzate.

  • Incentivi economici e formativi per studenti e nuove leve, per garantire il ricambio generazionale.

  • Tutela reale della salute degli operatori, con strumenti concreti e non solo dichiarazioni formali.

  • Pieno rispetto del diritto di sciopero, senza ricatti morali o organizzativi.

Un contratto unico nazionale non è una rivendicazione corporativa: è una scelta di equità, coesione e sicurezza. Dividere gli infermieri significa indebolire la sanità. Unirli significa rafforzarla.

La disparità tra infermieri e medici sul tema dell’esclusività è ingiustificata e dannosa. Riconoscere libertà professionale o un’indennità stabile non è una concessione, ma una necessità di sistema.

Gli infermieri non sono un costo, ma l’investimento che riduce spesa, morti evitabili e sprechi. Senza infermieri, gli ospedali chiudono. Senza infermieri, la sanità muore.

Lunedì 15 dicembre, davanti al Palazzo della Regione Lombardia, Nexsus, sindacato esclusivo per infermieri, porterà questa verità alle istituzioni.

Associazione Sindacale Nexsus – Infermieri Connessi

Contatto/iscrizioni: 334 3323420 nexsus@infermiericonnessi.it www.infermiericonnessi.it

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