


Due sentenze storiche della Corte di Cassazione (n. 28230/2023 e n. 27711/2023) segnano una svolta epocale nel diritto del lavoro italiano: i magistrati potranno disapplicare i contratti collettivi nazionali (CCNL) quando la retribuzione non assicura una vita dignitosa al lavoratore. Per gli infermieri, troppo spesso sottopagati e schiacciati da carichi di lavoro insostenibili, si apre finalmente una nuova prospettiva di giustizia e riconoscimento. L’articolo 36 della Costituzione, che sancisce il diritto a una retribuzione “proporzionata e sufficiente”, diventa oggi uno strumento concreto per contrastare il lavoro povero. La Cassazione ha stabilito che il rispetto del CCNL non rappresenta più una garanzia assoluta, ma solo una “presunzione relativa”: può essere superata se il lavoratore dimostra che il salario percepito non gli consente una vita dignitosa. Come affermato nella sentenza n. 27711/2023: “Nessuna tipologia contrattuale può ritenersi sottratta alla verifica giudiziale di conformità ai requisiti sostanziali stabiliti dalla Costituzione.” In Italia esistono oltre 900 contratti, una vera e propria giungla che alimenta disparità e impoverimento. A questo si sommano: Ritardi cronici nei rinnovi contrattuali Inflazione galoppante e perdita del potere d’acquisto Disparità retributive tra lavoratori con pari mansioni Diritti mancati: libera professione negata, assenza di indennità di esclusività, mancato riconoscimento della professione usurante, ferie non retribuite alla dimissione, demansionamenti, nulla osta negati… Siamo di fronte a una disfatta totale. Con queste sentenze, la Cassazione scardina un impianto contrattuale che ha fallito la sua funzione protettiva e restituisce centralità al principio costituzionale della dignità del lavoro. Grazie a questo orientamento, la giurisprudenza italiana si allinea alla Direttiva UE 2022/2041, che impone agli Stati membri di garantire salari minimi adeguati. Una retribuzione dignitosa, secondo l’Europa, deve coprire non solo i bisogni primari (cibo, alloggio, salute), ma anche beni immateriali come cultura, istruzione e vita sociale. I principi affermati dalla Cassazione si estendono anche a: Il Terzo Settore (art. 16 del D.Lgs. 117/2017) Gli appalti pubblici (art. 11 del D.Lgs. 36/2023) Anche in questi ambiti, dove l’applicazione del CCNL è obbligatoria, il giudice potrà intervenire per adeguare le retribuzioni insufficienti. Come associazione sindacale che rappresenta esclusivamente gli infermieri, Nexsus accoglie con favore questa rivoluzione giurisprudenziale. La dignità non è negoziabile. Se sei un infermiere e ritieni che la tua retribuzione non sia all’altezza del tuo lavoro, contattaci per info, iscriviti (clicca qui) a Nexsus, aiutaci a portare l'infermiere al centro del SSN PUBBLICO E PRIVATO. nexus@infermiericonnessi.it WhatsApp 3343323420
Gli infermieri, pur garantendo ogni giorno la salute dei cittadini, percepiscono stipendi che non riflettono la loro responsabilità, autonomia e competenza.
La fuga inesorabile degli infermieri è la conseguenza diretta di un sistema che ha smarrito ogni senso di giustizia.L’Europa al fianco dei lavoratori italiani
È una visione moderna e inclusiva del concetto di dignità, finalmente coerente con la realtà del XXI secolo.Validità estesa anche al Terzo Settore e agli appalti pubblici
È arrivato il momento di pretendere stipendi che riflettano il valore reale della professione infermieristica, fatta di competenza, sacrificio e responsabilità.


















