Il decreto Milleproroghe, invece di prevedere una stabilizzazione immediata tramite concorso per migliaia di colleghi precari, continua ad allungare i tempi delle stabilizzazioni del personale sanitario, che vengono infatti estesi fino alla fine del 2026. Una scelta che rende soddisfatti i sindacati rappresentativi, ma non noi di Nexsus, perché riteniamo che in una nazione seria e avanzata non dovrebbero esistere infermieri precari.
Il requisito dei 18 mesi resta il criterio principale per accedere alle procedure di stabilizzazione: 18 mesi di servizio svolti tra il 31 gennaio 2020 e il 31 dicembre 2026. Un parametro che, ancora una volta, non risolve il problema strutturale della precarietà ma lo rinvia, lasciando migliaia di professionisti nell’incertezza per anni.
Tra le novità introdotte c’è la possibilità di stabilizzare anche chi non è più in servizio al momento dell’avvio della procedura. Questa apertura, promette il Decreto, consentirebbe di recuperare professionisti che, scoraggiati dall’instabilità o attratti da migliori opportunità, si erano temporaneamente allontanati dal sistema pubblico. In un contesto caratterizzato da una cronica carenza di personale, questa misura per noi è inaccettabile: servono assunzioni subito, attraverso concorsi pubblici, anche interni, che garantiscano stabilità e valorizzazione del personale già formato.
Uno degli obiettivi principali della proroga, si dice, è ridurre il ricorso ai cosiddetti “gettonisti”, una criticità particolarmente evidente in alcune regioni.
Questo fenomeno ha messo in luce non solo limiti economici e organizzativi del sistema, ma anche possibili ricadute sulla qualità e sulla continuità assistenziale. La precarietà non è solo un problema dei lavoratori: è un rischio per i cittadini.
Noi crediamo che la soluzione sia una sola: stop alle proroghe, basta precariato. Servono concorsi immediati, stabilizzazioni reali e un piano straordinario di assunzioni. Gli infermieri sono il pilastro del sistema sanitario e meritano rispetto, dignità e sicurezza lavorativa.
L’obiettivo è raggiungere 10–20.000 associati, una massa critica indispensabile per avviare, a livello nazionale, una mobilitazione continua, responsabile e determinata.


.png)