

Negli ultimi mesi il mondo della ricerca neurologica ha acceso i riflettori su un trattamento sviluppato in Brasile che promette, almeno in fase iniziale, di ristabilire qualche funzione motoria in pazienti con gravi lesioni del midollo spinale. Il principio attivo allo studio si chiama polilaminina, una forma polimerica e stabilizzata della laminina derivata da tessuti placentari, e arriva dopo oltre vent’anni di ricerca di laboratorio coordinata dall’Università Federale di Rio de Janeiro (UFRJ). In uno studio pilota umano, pubblicato come preprint, un piccolo gruppo di pazienti con lesione spinale acuta è stato trattato con iniezioni intramidollari di polilaminina nelle prime ore/giorni dall’incidente. I ricercatori riportano che alcuni pazienti hanno recuperato contrazioni volontarie e miglioramenti motori al di sotto del livello della lesione, risultati mai osservati in modo così evidente in lesioni definite “complete”. Perché è importante? Il trial è registrato presso il registro clinico brasiliano (RBR-9dfvgpm) e il gruppo ha descritto il protocollo: inclusione di pazienti entro 72 ore dall’infortunio, somministrazione intramidollare e monitoraggio neurologico e funzionale. L’esistenza del record di trial e del preprint dà trasparenza al lavoro, ma non equivale a approvazione regolatoria per l’uso clinico diffuso. Polilaminina è una delle iniziative più interessanti nel campo della rigenerazione midollare degli ultimi anni e merita attenzione giornalistica e scientifica. Ma per ora si tratta di promessa basata su dati iniziali: la strada verso una cura definitiva rimane lunga e richiede studi clinici rigorosi e replicati.
La laminina è una proteina della matrice extracellulare nota per favorire la crescita assonale durante lo sviluppo: la versione polimerica (polilaminina) sembra stimolare la rigenerazione e avere anche un effetto anti-infiammatorio che facilita il recupero nei modelli animali. Studi preclinici pubblicati già nel 2010 e lavori successivi su ratti e topi avevano mostrato miglioramenti funzionali, aprendo la strada alla sperimentazione umana.
Dopo 25 anni i ricercatori brasiliani hanno ottenuto finalmente i primi segnali clinici che suggeriscono la possibilità di ripristinare qualche funzione, ma siamo ancora nella fase di sperimentazione, diffidate dei titoli sensazionalistici.


































































