Nexsus informa che nei prossimi giorni presenterà alla Prefettura di Roma richiesta di preavviso per l’occupazione della piazza antistante il Parlamento.
Seguiranno aggiornamenti ufficiali sulle date e sulle modalità dell’iniziativa.
Nel corso della manifestazione intendiamo esprimere pubblicamente il nostro dissenso e consegnare un documento formale che sarà successivamente reso pubblico attraverso i nostri canali social e trasmesso via PEC a tutte le autorità competenti, a livello europeo, nazionale e regionale.
Da tempo riceviamo quotidianamente segnalazioni da parte di colleghi esasperati: racconti di condizioni di lavoro inaccettabili, grave carenza di personale, demansionamento e continue vessazioni da parte di alcune dirigenze. Una categoria sempre più compressa e priva di adeguata tutela.
Riteniamo che sia giunto il momento di prendere una posizione chiara e determinata. L’obiettivo è avviare un cambiamento concreto, dando voce a un disagio che la categoria esprime da oltre venticinque anni.
Assistiamo, al contrario, a una rappresentanza sindacale spesso inefficace, che rincorre risultati marginali, presentandoli come conquiste significative, mentre la realtà quotidiana resta immutata da decenni: stipendi insufficienti, aumento del costo della vita, difficoltà diffuse ad arrivare a fine mese e crescente indebitamento, condizioni di lavoro oscene.
Gli infermieri italiani operano oggi in condizioni non più sostenibili. La cronica carenza di personale impone ritmi di lavoro eccessivi, con un carico assistenziale elevato e responsabilità sempre maggiori. In questo contesto, il rischio di errore è costante e le conseguenze non sono solo professionali o legali, ma profondamente umane.
La nostra professione nasce per prendersi cura delle persone: il solo pensiero di poter arrecare danno, anche involontariamente, rappresenta un peso che segna profondamente ogni operatore.
L’attività infermieristica comporta sacrifici profondi, spesso invisibili: turni notturni, lontananza dalle famiglie, rinunce a momenti fondamentali della vita personale. Tutto questo a fronte di una retribuzione che, in molti casi, risulta paragonabile a professioni prive degli stessi livelli di rischio, responsabilità e carico emotivo.
In questo contesto, la domanda che sempre più spesso emerge è inevitabile: perché oggi sempre meno persone scelgono di intraprendere questa professione?
I dati parlano chiaro:
Oltre 50.000 infermieri hanno abbandonato la professione negli ultimi vent’anni;
I concorsi pubblici registrano una partecipazione sempre più ridotta;
Numerosi studenti abbandonano il percorso formativo già nel primo anno;
Nei prossimi dieci anni, oltre 100.000 professionisti raggiungeranno l’età pensionabile.
Parallelamente, si assiste a un progressivo e diffuso fenomeno di demansionamento.
Sempre più frequentemente, gli infermieri vengono impiegati in attività non coerenti con il proprio profilo professionale, arrivando a sostituire altre figure operative.
Non si tratta più di episodi isolati, ma di una prassi sempre più consolidata.
Tra le principali criticità segnalate:
Impiego degli infermieri in mansioni proprie di operatori socio-sanitari o di altre figure tecniche e di supporto;
Assegnazione di compiti quali gestione dei servizi alberghieri, distribuzione pasti, pulizie o manutenzioni;
Organizzazione dei turni che prevede formalmente la sostituzione di altre professionalità.
Queste condizioni non solo compromettono la dignità professionale, ma incidono direttamente sulla qualità e sulla sicurezza dell’assistenza erogata ai pazienti.
A ciò si aggiungono rischi quotidiani rilevanti:
Esposizione a patogeni, con il rischio di trasmissione anche in ambito familiare, aggravata da carichi di lavoro e condizioni operative inadeguate;
Turnazioni particolarmente gravose, con ripercussioni sulla salute fisica e psicologica degli operatori;
Retribuzioni non proporzionate alla complessità e alla responsabilità del ruolo;
Assenza di adeguati servizi di supporto psicologico, nonostante il costante confronto con situazioni di sofferenza, trauma e morte.
Da tutta Italia continuano a pervenire segnalazioni che evidenziano un quadro diffuso di criticità organizzative e gestionali, che richiedono interventi urgenti e strutturali.
Infine, il ricorso al reclutamento di personale dall’estero, in assenza di adeguate garanzie formative e linguistiche, non rappresenta una soluzione sostenibile né efficace nel lungo periodo, ma rischia di aggravare ulteriormente le criticità esistenti.
L’infermiere non è un “tuttofare” del sistema sanitario, ma un professionista intellettuale la cui autonomia deve essere pienamente riconosciuta e tutelata. Nexsus ritiene non più rinviabile un intervento strutturale e dichiara con fermezza: è il momento di dire basta.
1. Autonomia e identità professionale
Contrattazione separata: uscita dal comparto attuale e istituzione di un’area contrattuale autonoma, con risorse dedicate esclusivamente alla professione infermieristica.
Stop al demansionamento: cessazione immediata dell’impiego degli infermieri in mansioni non coerenti con il profilo professionale. La carenza di personale non può giustificare la perdita di competenze e dignità.
Sviluppo accademico: istituzione e rafforzamento delle cattedre di Scienze Infermieristiche, promuovendo una formazione guidata da professionisti del settore.
2. Adeguamento economico e dignità
Stipendio base di 2.600 €: adeguamento ai livelli medi dei Paesi OCSE, con riconoscimento del valore e della responsabilità della professione.
Indennità di esclusività: possibilità di scelta tra esercizio della libera professione o riconoscimento di un’indennità annua pari a 5.000 €, in linea con quanto previsto per la dirigenza medica.
Valorizzazione dei titoli: riconoscimento economico strutturato per master, specializzazioni e percorsi di alta formazione.
3. Salute, sicurezza e prospettive
Riconoscimento del lavoro usurante: inclusione della professione infermieristica tra le attività gravose, con accesso a forme di pensionamento anticipato.
Contratto unico nazionale: definizione di standard minimi dignitosi validi per il settore pubblico e privato, al fine di evitare disparità e competizione al ribasso.
Mobilità senza vincoli: superamento dell’obbligo di nullaosta, per garantire libertà professionale e tutela della vita privata.
Supporto psicologico: attivazione di servizi gratuiti e strutturati, a sostegno degli operatori esposti quotidianamente a situazioni di forte impatto emotivo.
4. Welfare e diritti
Misure di welfare concreto: agevolazioni su trasporti, utenze, buoni pasto e programmi di prevenzione sanitaria periodica.
Tutela del diritto di sciopero: revisione delle attuali norme sulla precettazione, per garantire un’effettiva possibilità di protesta.
Sostegno alla formazione: introduzione di incentivi economici per gli studenti dei corsi di laurea in infermieristica, al fine di contrastare il calo delle iscrizioni.
La politica si interroga sul progressivo abbandono della professione infermieristica, senza però ascoltare adeguatamente chi la esercita ogni giorno. Eppure, senza infermieri, nessun sistema sanitario, nessuna gestione delle emergenze e nessuna struttura di difesa civile può reggere.
Nexsus ha già avviato interlocuzioni con le istituzioni europee, proponendo che una quota delle risorse destinate ad altri ambiti strategici venga investita nella professione infermieristica, riconosciuta come elemento essenziale anche per la sicurezza e la resilienza del sistema Paese.
Qualora la categoria risponda con partecipazione, le iniziative di mobilitazione proseguiranno con continuità fino al raggiungimento di risultati concreti. In caso contrario, verrà meno la stessa ragion d’essere dell’organizzazione.
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