Cari colleghi,
è tempo di smettere di rincorrere soluzioni marginali e interventi temporanei. Non abbiamo bisogno di palliativi, ma di obiettivi chiari, concreti e non più rinviabili. Obiettivi che in molti Paesi europei rappresentano già uno standard, mentre in Italia vengono ancora definiti impropriamente “utopie”.
Non si tratta di utopia, ma di equità e visione. È necessario puntare con determinazione a:
una contrattazione separata con fondi dedicati esclusivamente alla professione infermieristica
un adeguamento degli stipendi alla media OCSE
il riconoscimento del carattere usurante della professione
l’introduzione dell’indennità di esclusività, come già previsto per altre figure professionali, in particolare per i medici
Non è accettabile che l’alternativa sia la possibilità di lavorare senza limiti orari per compensare retribuzioni insufficienti.
Questo non è un diritto: è una distorsione del sistema.
Chiediamo la fine di ogni forma di disparità. Il contributo degli infermieri è essenziale per il funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale. I dati indicano che negli ultimi 20 anni sono stati chiusi circa 120 ospedali (fonte Unimpresa) e si registra una significativa riduzione del personale infermieristico nel SSN. Fenomeni complessi, certamente, ma che evidenziano criticità strutturali non più ignorabili.
Il recente intervento normativo
Con l’emendamento al Ddl 1241, il Senato ha prorogato al 31 dicembre 2027 la possibilità per gli infermieri e le professioni sanitarie non mediche di esercitare la libera professione.
Si tratta di una misura accolta con favore da alcune rappresentanze, ma che solleva anche criticità rilevanti.
La possibilità di esercitare attività libero-professionale resta subordinata ad autorizzazione aziendale, spesso vincolata a esigenze organizzative. In un contesto di carenza di personale, questo si traduce frequentemente in limitazioni concrete.
Ne deriva un paradosso: da un lato si riconosce formalmente un’opportunità, dall’altro se ne ostacola l’effettiva applicazione. Questo meccanismo non rappresenta una soluzione strutturale, ma una risposta temporanea a criticità più profonde.
Il personale infermieristico opera da anni in condizioni di elevato carico fisico e psicologico. La carenza di organico, la mobilità limitata e le difficoltà nel garantire un adeguato equilibrio tra vita professionale e personale stanno incidendo sull’attrattività della professione.
Non servono proroghe emergenziali, ma interventi organici e duraturi.
Si ritiene prioritario avviare un percorso riformatore che includa:
Indennità di Esclusività Vera: Almeno 5.000 euro annui ripartiti su 13 mensilità.
Contrattazione separata per gli infermieri (come avviene per i medici) e fondi dedicati solo agli infermieri
Stipendi Media OCSE: Basta essere il fanalino di coda dell'Europa.
Lavoro Usurante: Riconoscimento immediato del carico fisico e psichico della professione.
Stop al Vincolo di Mobilità: Eliminazione del nullaosta per permettere ai colleghi di ricongiungersi alle famiglie senza dover elemosinare un trasferimento. "Solo così renderemo la professione di nuovo attrattiva per i giovani e faremo tornare i 50.000 colleghi fuggiti all'estero negli ultimi 20 anni."
Non si tratta di rivendicare privilegi, ma di ottenere il giusto riconoscimento del valore professionale e delle responsabilità assunte quotidianamente.
Rafforzare la professione infermieristica significa rafforzare l’intero Servizio Sanitario Nazionale.
È il momento di affrontare queste tematiche con serietà, responsabilità e visione.
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